
Sarà possibile entrare nel Panopticon di Santo Stefano e visitare il suo museo presto. Molto prima del previsto. Il 6 ottobre nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura si è tenuta la presentazione del percorso espositivo-museale che verrà realizzato nell’ambito del progetto di recupero dell’ex carcere borbonico. E che secondo le previsioni potrebbe essere aperto prima della scadenza ultima prevista per il 2026: sarà possibile visitarlo già dalla fine del 2024.
La commissaria straordinaria del governo Silvia Costa, non potendo partecipare di persona a causa di un incidente, ha lasciato un messaggio che sottolinea l’importanza di questo momento: “Quella di oggi è una tappa fondamentale perché grazie al polo museale i visitatori e in particolare i giovani saranno coinvolti in un percorso di conoscenza e di esperienza: da luoghi di dolore, dura oppressione e diritti negati alla riscoperta del valore della dignità della persona, dei diritti umani, della possibilità di riscatto. Una ‘scuola di alti pensieri’, così l’illuminato direttore del carcere Eugenio Perucatti definì questo luogo incubatore di futuro, che il governo ha deciso, su mia richiesta, di intitolare a David Sassoli“.

Anche il ministro della Cultura Dario Franceschini ha inviato un messaggio: “Questo luogo che fronteggia Ventotene, in cui nei tempi più bui della nostra storia nacque l’idea di un’Europa unita e federale, verrà finalmente recuperato dopo il lungo abbandono seguito alla dismissione della sua funzione carceraria per divenire una ‘scuola di alti pensieri’ al servizio della formazione e della ricerca europea. In essa giustamente troverà spazio anche un percorso museale capace di trasmettere ai futuri allievi e ai visitatori il senso profondo dei diritti umani e della libertà politica che qui prese vita grazie a Settembrini, Spaventa, Pertini e, a Ventotene, a Ernesto Rossi e Altiero Spinelli”.
L’ingegnere Tatiana Campione ha illustrato poi le tempistiche della realizzazione del percorso museale. “Le linee guida che abbiamo tracciato sono un documento importante che sarà consegnato nelle mani dei professionisti. Abbiamo deciso di procedere con interventi molto leggeri e mirati esclusivamente al recupero della struttura. Per il 10 ottobre è previsto l’insediamento della commissione tecnico scientifica e l’idea è quella di non aspettare il 2026 per rendere fruibile l’intero complesso. L’appalto attualmente in corso per la messa in sicurezza degli edifici entro due anni potrà rendere visitabili il Panopticon e i sentieri. Sono obiettivi molto ambiziosi, ma contiamo di farcela e di aprire il museo entro la fine del 2024″, ha spiegato ricordando che le visite a Santo Stefano nel frattempo non sono mai state interrotte.
La parola è passata poi a Cristina Loglio che ha spiegato le linee guida immaginate dalla struttura commissariale: “Il percorso museale sarà il cuore del progetto di recupero e la modalità prevalente per ‘fare esperienza’ di Santo Stefano. Perché, chi c’è stato può confermarlo, Santo Stefano è un luogo diverso, unico, che costringe a riflettere”. Ha aggiunto alcuni dettagli pratici: il museo sarà aperto da marzo a ottobre, accessibile a un numero chiuso e limitato di persone, con vendita dei biglietti all’infopoint di Ventotene; si potrà arrivare sull’isolotto soltanto con natanti autorizzati e le visite potranno essere sia guidate che libere. Il percorso museale, così come l’intero progetto, si baserà su tre assi fondamentali: quello storico (e quindi anche europeo), politico e antropologico, quello ambientale e paesaggistico e, infine, quello volto a dare spazio a un dibattito culturale e a una produzione artistica.

Il museo sarà accessibile a tutti, non ci saranno barriere architettoniche a ostacolare la visita delle persone disabili. Francesca Condò, responsabile allestimenti museali della direzione generale Musei, ha specificato che si sta lavorando anche a mezzi di visita alternativi o virtuali di alta qualità per i disabili motori e all’accessibilità dei contenuti (come didascalie e pannelli). Il polo museale avrà anche un “gemello digitale”. Guido Guerzoni, Digital Library e Docente dell’Università Bocconi, ha spiegato cosa significa: “Il percorso museale espositivo, per i suoi vincoli spaziali, la ricchezza contenutistica e le difficili condizioni di accessibilità, che possono limitare la fruizione di svariati target, deve essere dotato di un’identità digitale parallela a quella fisica – non una copia semplificata, ma al contrario un’estensione potenziata”. Le tecnologie multimediali verranno utilizzate anche all’interno del percorso per favorire il contatto con il luogo e l’ambiente, per sollecitare il pensiero critico, emozionare, favorire la conoscenza e la meditazione. “Sarà molto importante bilanciare il senso del vuoto e del pieno – ha aggiunto – senza stordire o frastornare i pubblici con eccessive informazioni, rammentando che sull’isola di Santo Stefano non sussistono le condizioni ideali per creare un’infrastruttura tecnologica particolarmente sofisticata a causa di vari fattori: esigenza di monitoraggio e manutenzione assidui, clima e salinità dell’aria…”.
Giulia Ciancaglini