Il restauro dell’ex carcere e i progetti della biblioteca «Maovaz» a Ventotene
Santo Stefano
l’isola dell’educazione civica
08 marzo 2024
«È come leggere la storia d’Italia e d’Europa stando su questo scoglio, perché — scrivono gli autori Pier Vittorio Buffa e Anthony Santilli nel testo introduttivo Un libro, una collana — in quei pochi ettari si sono concentrati gli echi di quello che accadeva altrove e che scandiva l’incalzare degli eventi». Il volume di cui si sta parlando è Novantanove celle. L’ergastolo di Santo Stefano in Ventotene (Genova-Ventotene, Ultima spiaggia Editore, 2023, pagine 186, euro 18, 50) scritto in collaborazione con il Centro di ricerca e documentazione sul confino politico e la detenzione dell’isola. Adesso il carcere-Panopticon costruito dai Borbone è una selva di pilastri d’acciaio che sostengono le volte; non è ancora possibile visitarlo perché ci sono ancora zone degradate e “cannibalizzate” dopo la chiusura, nel lontano 1965, con pavimenti sprofondati per tre piani, che devono essere messe in sicurezza.
Durante l’incontro aperto con la comunità dell’isola, che si è svolto il 7 marzo scorso presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma, il commissario straordinario del governo italiano per l’intervento di restauro e valorizzazione, Giovanni Maria Macioce ha illustrato le criticità, ma anche le potenzialità di un progetto in divenire. A cui si affiancherà una struttura — il Lotto funzionale di Ventotene — pensata per garantire il funzionamento del futuro polo culturale anche quando le mareggiate impediranno di raggiungere Santo Stefano. Sorgerà su quella che una volta era la cittadella carceraria dell’isola dove sorgevano i cameroni dei confinati, edificata nella metà degli anni Trenta e abbattuta a fine anni Settanta per scongiurare ogni possibile destinazione d’uso carceraria.
«L’augurio è che i nostri libri — continua Pier Vittorio Buffa — possano accompagnare, anno dopo anno, la rinascita di Santo Stefano. E nell’ultimo volume ci piacerebbe raccontare come l’ex ergastolo sia diventato un luogo dove si riflette su detenzione e relegazione, dove si parla di Europa e di Mediterraneo». Un luogo dove si studia e si progetta.
Chi conosce e frequenta l’isola — che dal 2021 ha ottenuto l’European Heritage Label — sa che, in parte, è già così. «Quelli trascorsi al confino sull’isola, dal 1939 al 1943, sono gli anni fondamentali della svolta politica di Altiero Spinelli — spiega Paolo Cutolo, direttore della biblioteca comunale di Ventotene, intitolata a Mario Maovaz, un confinato slavo poi ucciso dai nazisti —, qui fa gli incontri fondamentali della sua vita».
Proprio durante il confino elabora, assieme a Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, il Manifesto di Ventotene per un’Europa libera e unita. «Da molti anni — continua Cutolo — lavoriamo alla diffusione dell’idea federalista europea individuando nei giovani, nella scuola, l’obiettivo preferenziale del messaggio: vengono banditi concorsi, stampate pubblicazioni, accolti studenti e docenti per attività seminariali. La sensibilizzazione che l’esperienza nei luoghi spinelliani, a Ventotene, produce nei giovani, si esprime poi in attività sviluppate sotto la guida degli insegnanti, ma anche in opere creative, come la poesia composta di getto da un liceale nel 2007, durante la visita nel luogo dove sorgevano i “cameroni”»: «Voglio vivere al confino, / stare assorto, isolato, / a Ventotene, a me vicino, / esser spedito, emarginato (…) casa, foce di pensieri / patria forzata / di eroi senza spade». La vocazione di «isola dell’educazione civica» è nel dna di Ventotene, conclude il direttore della Maovaz.
«Dal giorno del 1793 in cui ne fu decisa la costruzione fino al 1965, quando veniva definitivamente chiuso, Santo Stefano è stato prigione di migliaia e migliaia di assassini e banditi, ma anche di innocenti, di patrioti, di idealisti, di antifascisti — continua Buffa, illustrando le prossime uscite della collana Novantanove celle —. Scriveremo del progetto architettonico, dell’arrivo dei primi galeotti, delle storie dei personaggi che lo hanno popolato. E poi le rivolte, le fughe, gli assassinii, i suicidi, le speranze. Libri agili, concepiti per raccontare e spiegare, ma anche per aiutare a capire quanto sia importante difendere questo luogo dal degrado e dall’abbandono. Non tanto, o non solo, per le sue mura, ma per quello che dentro e intorno a quelle mura è accaduto».