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Uccidi il tiranno. Storie e imprese di Acciarito, Mariani e Zaniboni, attentatori rinchiusi a Santo Stefano

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Uccidi il tiranno. Storie e imprese di Acciarito, Mariani e Zaniboni, attentatori rinchiusi a Santo Stefano

Uccidi il tiranno di Pier Vittorio Buffa, Bruno Manfellotto e Anthony Santilli è il terzo volume della collana 99celle curata dalla nostra Associazione ed edita da Ultima Spiaggia.

L’ergastolo di Santo Stefano è sempre stato considerato un carcere “speciale”. “Speciale” perché era difficilissimo fuggirne: in mezzo al mare, senza approdi naturali è stato anche soprannominato, proprio per questo, l’Alcatraz italiana o la nostra Caienna. “Speciale” perché la sua posizione e il totale controllo sui reclusi che consente lo ha reso un carcere “efficiente” in cui rinchiudere le persone considerate più pericolose per l’ordine costituito, i nemici dello Stato. Primi tra tutti coloro che lo hanno attaccato direttamente con bombe, coltelli, rivoltelle. Il più famoso è senz’altro l’uomo che uccise il re Umberto I a Monza, il 29 luglio del 1900: Gaetano Bresci, l’anarchico venuto dall’America proprio per compiere questa missione. Prima di essere ucciso dalla rivoltella di Bresci, Umberto I aveva rischiato di essere pugnalato da Pietro Acciarito, un fabbro anarchico di Artena, vicino Roma. Era il 22 aprile 1897: il suo tentativo fallì e Acciarito venne immediatamente arrestato. La sua storia di attentatore resterebbe tutta racchiusa in quegli attimi se intorno alla sua persona non si fosse imbastito uno dei più complessi e oscuri complotti di quel periodo. Per questo ad Acciarito abbiamo dedicato il primo capitolo di questo libro. Salito al trono Vittorio Emanuele III, diventa lui l’obiettivo di un altro aspirante regicida, Antonio D’Alba: il 14 marzo 1912 spara due colpi di rivoltella contro il re, ma ferisce soltanto un ufficiale dei corazzieri e un cavallo. Anche per lui si aprono le porte della “tomba dei vivi”, di Santo Stefano, dove resta fino al 1921, quando viene graziato. Giuseppe Mariani è invece l’uomo che, insieme ad altri, il 23 marzo 1921, piazzò la bomba al teatro Diana di Milano. Fu una strage: 21 morti e 80 feriti. Arrestato e condannato all’ergastolo viene rinchiuso a Santo Stefano dove resta per 24 anni durante i quali legge, studia, osserva e scrive. Ci ha lasciato due libri che sono l’opera più preziosa per ricostruire le vicende dell’ergastolo durante il fascismo e la Seconda guerra mondiale. Tito Zaniboni, a cui è dedicato il terzo capitolo, ha una storia a sé. Ufficiale, combattente della Grande Guerra, pluridecorato, socialista, Zaniboni è l’attentatore che non ha mai attentato, l’uomo che voleva uccidere Mussolini ma che non ha mai premuto il grilletto, lanciato una bomba, alzato un pugnale. Venne arrestato prima che, da una finestra davanti al balcone di Palazzo Chigi dal quale il duce avrebbe parlato, imbracciasse il fucile destinato a cambiare la storia d’Italia. Era il 4 novembre 1925.

Ultima Spiaggia, 2024.
2020 pp

Author: Giulia

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