Associazione per Santo Stefano in Ventotene ONLUS

Festa del Cinema di Roma, l’ex carcere di Santo Stefano sul grande schermo con "Fine pena mai"

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Il regista Salvatore Braca, l'assessore Francesco Carta e il Commissario Silvia Costa presentano il documentario "Fine pena mai"

Festa del Cinema di Roma, l’ex carcere di Santo Stefano sul grande schermo con “Fine pena mai”

Il 22 ottobre le immagini dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano sono state proiettate alla Festa del Cinema di Roma, dove è stato presentato fuori programma il documentario di Salvatore Braca “Fine pena mai”, già proiettato all’inaugurazione del Ventotene film festival. Il filmato di 52 minuti racconta la storia del Panopticon e di chi lo ha vissuto in prima persona attraverso immagini, documenti, testimonianze. Il regista ripercorre le tappe in ordine cronologico. Il docufilm non termina però con la chiusura del penitenziario del 1965, ma – proiettandosi verso il futuro – accennando al progetto di recupero appena intrapreso con queste parole: “È l’ultimo treno, dopo la stazione chiude”.

Silvia Costa, Commissario straordinario del Governo per il recupero e la valorizzazione della struttura, nella Sala Borgna dell’Auditorium, ha definito l’ex carcere “un polo attrattivo non solo verso gli italiani ma anche verso gli europei”. E ha aggiunto: “Dobbiamo essere rispettosi di un luogo di dolore, di espiazione e anche di redenzione, per usare le parole del suo illuminato direttore negli anni ‘50, Eugenio Perucatti. Abbiamo il dovere di mantenere la memoria e raccontare la storia dei tanti confinati per dimostrare che il pensiero libero e l’amore per la propria patria sono più forti delle sbarre”.

Una grande responsabilità, quella affidata a Costa, che deriva da una grande storia. E Francesco Carta, assessore di Ventotene incaricato per la riqualificazione Santo Stefano, ha detto al Commissario: “Sono sicura che tu, anche se ti tremano i polsi per il senso di responsabilità che senti addosso, andrai avanti e noi saremo con te perché questo progetto non è mai stato così vivo”. Un percorso “senza precedenti” che – sempre per usare le parole di Carta – trasformerà la struttura abbandonata “dalla tomba dei vivi a un paradiso di cultura, natura, storia, architettura e arte”.

Il documentario intreccia un racconto visivo, con le immagini delle due isole dell’arcipelago e dell’ex carcere riprese da un drone, a preziose testimonianze. Tra queste, il presidente dell’associazione Terra Maris Salvatore Schiano che racconta come dal 16 aprile del 1965 sia iniziato il degrado: “Da allora, il carcere è stato un rudere e non un monumento come si deve”. E quelle del direttore della biblioteca di Ventotene Paolo Cutolo che spiega con precisione come diverse visioni della pena si siano succedute in quelle celle: “L’ex carcere borbonico, anche architettonicamente, mira alla rieducazione dei detenuti. Nella parte in basso vivevano gli ‘inguaribili’ e nella parte più in alto i malati e i convalescenti perché la divisione dei detenuti nelle celle era finalizzata al loro recupero”.

La sala dellauditorium
La sala con gli spettatori distanziati per le misure di contenimento del Covid

Poi le parole del fumettista Marco Scalia, che tenta di riprodurre la capacità del pittore Pasquale Mattej nell’esprimere il buio di quel posto: “Mi impressiona il cielo plumbeo del pittore Mattej perché rappresenta la totale assenza di una speranza”. Il documentario conserva anche la testimonianza diretta dello scrittore Antonio Perucatti, figlio di Eugenio, che ricorda i tre cartelli posti dal padre sull’isolotto: “Quando arrivavi leggevi ‘questo è un luogo di dolore’, poi andando avanti trovavi la scritta ‘Questo è un luogo di espiazione’ e infine, in cima, ‘Questo è un luogo di redenzione'”.

E infine il racconto di chi il carcere lo ha vissuto quotidianamente, come una ex guardia carceraria e alcuni ventotenesi – Vito Biondo, Giuseppe Gargiulo, Carmela Santomauro – che lavoravano la terra con l’aiuto degli ergastoli ed erano visti da tutti come ‘coloni’ sull’isolotto di Ventotene. Grazie a loro il regista racconta tutte le curiosità che rendono unica la storia dell’ex carcere: il riferimento architettonico al Grande Fratello di 1984 di Orwell, la presenza di Luigi Settembrini e  di Sandro Pertini, la direzione illuminata di Eugenio Perucatti.

La proiezione è stata anche un’occasione – accolta con entusiasmo da Antonio Monda, direttore artistico della Festa del Cinema di Roma, che ha accennato ad altre possibili future situazioni per raccontare il progetto – per dare spazio e visibilità al progetto della Commissaria e delle diverse associazioni per immaginare e delineare il futuro dell’isolotto di Santo Stefano, che proprio in questa settimana accoglierà i primi lavori di messa in sicurezza.

Giulia Ciancaglini

Author: Giulia

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