

Le storie di 270 isole carcere del mondo raccolte in unico libro. Duecentosettanta luoghi che hanno qualcosa in comune con l’ex ergastolo di Santo Stefano in Ventotene. Il volume, dal titolo “Isole Carcere. Geografia e Storia” (edito dalle edizioni Gruppo Abele), è stato presentato il 23 febbraio a Roma in una sala del Palazzo delle Esposizioni.
Da Alcatraz a Goli Otok, da Garden Key ad Hashima, passando per Asinara, Santo Stefano, Favignana e Lampedusa, tuttora terra di confine e filtro detentivo per i migranti costretti nei centri di smistamento e rimpatrio. Il libro di Valerio Calzolaio, frutto di una ricerca lunga 25 anni, è uno studio sul fenomeno dell’uso detentivo delle isole, diffuso in tutto il mondo e comune a tutte le civiltà. La ricerca è arricchita da 22 schede, con fotografie e mappe, relative ad altrettante isole carcere. Alla fine del volume, Calzolaio raccoglie e classifica tutte le isole carcere conosciute: un elenco unico nel suo genere, aperto e sperimentale, che invita il lettore a segnalare quelle mancanti.
La presentazione del libro, organizzata dalla Commissaria del governo Silvia Costa, è stata anche un’occasione per parlare del progetto di recupero dell’ex carcere di borbonico di Santo Stefano e per confrontarsi sui diritti delle persone detenute. Oltre alla Commissaria, sono intervenuti don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, il magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo, la vicesindaca di Roma, Silvia Scozzese, e lo storico Anthony Santilli, responsabile del Centro documentazione del confino e detenzione del Comune di Ventotene. e membro del direttivo della nostra associazione.
“In questo momento in cui soffiano venti di guerra anche in Europa penso ci sia bisogno più che di un ‘metaverso’ di un controcanto, cioè di luoghi ‘paradossali’ come le isole carcere, luoghi che possano parlare di libertà, di pace, di diritti umani e della difficoltà che bisogna superare per arrivare a queste conquiste”, ha detto la Commissaria Silvia Costa all’inizio dell’incontro ricordando poi come il progetto di recupero sia stato dedicato a David Sassoli, presidente del Parlamento europeo fino al giorno della sua morte, l’11 gennaio 2022, con queste parole: “David rappresenta un’idea di Europa che abbiamo sempre difeso. Si sente la mancanza in questo momento della sua voce”. “Credo che questo libro offra una chiave culturale per affrontare non solo il tema della pena ma anche l’evoluzione di questi luoghi, diffusi su tutto il pianeta – ha aggiunto Costa – Tra tutti i casi trattati emerge con grande forza la visione a 360 gradi del nostro progetto di recupero. Non mi sembra che ci siano esperienze simili a quella che sta prendendo forma a Santo Stefano”.
Poi la parola è passata a don Luigi Ciotti che ha espresso il suo pensiero sulla pena detentiva e sul ruolo che l’ex ergastolo sull’isolotto potrebbe avere: “La memoria non deve essere ingabbiata, Ventotene deve diventare un luogo di cultura, di formazione, di incontro: oggi più che mai il carcere deve essere l’extrema ratio, dobbiamo potenziare gli altri percorsi, la politica abbia il coraggio di fare questo. Bisogna costruire possibilità alternative, il nostro dovere è lottare per il cambiamento. Nel nostro Paese ci sono belle esperienze che dimostrano come qualcosa si possa fare, come portare il lavoro e studio dentro al carcere, mi sembra importante farle emergere ma dobbiamo anche anche arrabbiarci per le cose che ancora non vanno”. Il fondatore di Libera ha offerto poi al pubblico una suggestione: “Questo libro può inoltre essere letto come una metafora: il primo carcere siamo noi stessi, quando diventiamo isole”.
Giancarlo De Cataldo, sulla stessa linea di Don Luigi Ciotti, ha ribadito che “il carcere deve essere l’extrema ratio, i bambini non devono stare dietro le sbarre. Il lavoro che dobbiamo fare come società è aprire i cancelli e non chiuderli sempre di più. Per un periodo, per un motivo o per l’altro, la rieducazione è andata di moda mentre le istanze contemporanee sono il revival della pena. Tutti noi siamo tornati a credere che il carcere fosse il contenitore migliore di tutte quelle storture sociali e di tutte quelle paure reali o artificiale delle quali ci alimentiamo quotidianamente. Ecco, questo libro ti stupisce: è un sofisticato e originale modo di approccio al tema della pena, un testo che ci fa riflettere su questi temi”.
“Santo Stefano può fare da perno in una rete di conoscenze”, ha sottolineato Anthony Santilli. “Costruire contenuti oltre all’opera di restauro significa puntare tanto sulla cultura, restituire quel luogo, quel monumento-documento della storia della pena all’Italia e non solo significa poter riflettere in maniera più articolata sulla storia della pena in Italia”. E ne è convinta anche la vicesindaca di Roma Silvia Scozzese: “Il recupero dell’ex carcere di Santo Stefano è un grande lavoro per recuperare la memoria e allo stesso tempo ci insegna a pensare al futuro”.
“Oggi si accende un lumicino su un tema inedito, su un fenomeno umano finora mai esaminato globalmente”, ha spiegato Calzolaio in chiusura dell’incontro. “Da tempi antichissimi gruppi umani hanno deciso di relegare altri esseri umani su isole di ogni parte del pianeta, più o meno grandi, più o meno vivibili, per punizione. Nel volume ho provato a raccontare la geografia e la storia di questo fenomeno, raccontando 270 isole carcere che ancora oggi in molti casi vengono usate come filtri detentivi per migranti”. Il suo libro è anche un modo per dire basta alle isole carcere: “Consentiamo a chi vi è nato o ci va di viverci meglio. Facciamoci piuttosto parchi per la biodiversità marina e terrestre o musei per la memoria delle umane crudeltà”.
(g.c.)