Associazione per Santo Stefano in Ventotene ONLUS

"IO NON HO UCCISO": il quarto volume della collana della nostra Associazione scritto da Ciancaglini

  • Giulia
  • Nessun commento

“IO NON HO UCCISO”: il quarto volume della collana della nostra Associazione scritto da Ciancaglini

“Io non ho ucciso” di Giulia Ciancaglini è il quarto volume della collana 99celle curata dalla nostra Associazione ed edita da Ultima Spiaggia. È stato presentato a Ventotene davanti alla libreria di Fabio Masi in occasione della quattordicesima edizione del festival letterario ‘Gita al Faro’, sabato 21 giugno 2025 alle ore 19.


Ecco l’introduzione del libro:

Assassini, tirannicidi, rapinatori, banditi. Ma anche perseguitati politici, antifascisti, partigiani albanesi, greci, jugoslavi. Sono gli uomini che, dal 1795 al 1965, hanno vissuto nelle celle dell’ergastolo di Santo Stefano. Di loro, negli ultimi decenni, si è parlato e scritto tanto. Dietro le sbarre di quel carcere hanno vissuto Luigi Settembrini, Sandro Pertini, Umberto Terracini e tanti altri condannati per le loro idee. Oltre a loro e accanto a loro, c’erano molti innocenti. Chi, tardivamente, è stato riconosciuto innocente e chi ha sempre gridato, invano, di esserlo. Uomini travolti da errori giudiziari, condannati a vivere tra le mura di un penitenziario circondato dal mare, progettato per non lasciare scampo.

Questo libro parla di loro. Sette storie diverse. In alcune i protagonisti hanno un passato politico: Rocco Pugliese, il giovane calabrese ucciso di botte dalle guardie in una cella, è il più esplicitamente militante, ma anche la vicenda del partigiano sardo Luigi Podda e quella di Alfonso Sacco e dei suoi fratelli, che hanno sfidato il potere della mafia siciliana, si muovono lungo il confine sottile tra giustizia sociale e vendetta dello Stato. Vicende in cui la politica si intreccia con la persecuzione, dove la colpa sembra coincidere con la ribellione. Poi ci sono gli altri. I più indifesi. Giovanni Andrea Addessi, che a Santo Stefano si toglie la vita; Salvatore Gallo, condannato all’ergastolo per l’omicidio di un uomo che non era morto; Carlo Corbisiero, in carcere per quasi vent’anni salvato da una confessione tardiva. Uomini semplici, vittime della giustizia. Infine, Raoul Ghiani, il più famoso di tutti, protagonista di un mistero giudiziario che ha tenuto l’Italia intera con il fiato sospeso per anni. La sua storia rimane un giallo irrisolto, ma lui non ha mai smesso di gridare: «Sono innocente».

Ognuno di questi sette uomini ha scontato parte della propria pena dietro le sbarre del carcere di Santo Stefano, sullo stesso isolotto dove, insieme alla sua numerosa famiglia, ha vissuto per otto anni Eugenio Perucatti, direttore dal 1952 al 1960. Convinto assertore dell’attenuazione della pena dell’ergastolo, Perucatti non si limitava a far rispettare le regole: ascoltava, parlava con i detenuti, raccoglieva i loro dubbi, le loro paure, le loro storie. Credeva che anche dentro una prigione ci fosse spazio per l’umanità. Fu proprio lui ad accogliere Salvatore Gallo e a investigare, travestito, per dimostrarne l’innocenza. Podda di lui dirà: «Era la prima volta che un direttore mi trattava così». E fu sempre Perucatti a scrivere a Raoul Ghiani e ad attivare la sua rete di conoscenze per aiutarlo quando arrivò a Santo Stefano. È sua la frase che apre «Io non ho ucciso»: «Meglio un assassino per strada che un innocente in carcere».

Questo libro vuole ricordare che tra le migliaia di detenuti che hanno popolato le celle di Santo Stefano ci sono stati anche uomini che non hanno mai commesso un crimine. Forse pochi, certo. Ma ci sono stati. Per chi è colpevole l’ergastolo rappresenta la conseguenza estrema di una scelta. Ma per chi è innocente la consapevolezza di scontare una pena ingiusta può trasformare la detenzione in un supplizio insostenibile. Attraverso atti processuali, articoli di cronaca, testimonianze e ricostruzioni tornano così alla luce storie dimenticate e lontane, ma che ancora oggi costringono a interrogarsi sui limiti del sistema giudiziario. Restituire memoria a queste storie significa ricordare che gli errori giudiziari sono possibili e riconoscere che, nel luogo destinato alla rieducazione e all’espiazione, può esserci anche chi non ha nulla da espiare.

Foto di Paola Libralato

Giulia Ciancaglini, nata a Roma nel 1997, è giornalista di Repubblica. Dopo la laurea in Lettere Moderne, ha frequentato l’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino e ha lavorato a Gedi Visual. Collabora con l’Associazione per Santo Stefano in Ventotene.

Author: Giulia

Lascia un commento

css.php
Translate »