Ventotene è tornata a essere un laboratorio di memoria e immaginazione: il festival Gita al faro, dal 19 al 21 giugno, ha riportato la letteratura nel cuore dell’isola, dove le parole si intrecciano alla storia. La quattordicesima edizione ha fatto della scrittura una bussola per orientarsi nel tempo: quello della storia e quello della cronaca. In un anno segnato dall’ottantesimo anniversario della Liberazione e da un nuovo interesse di istituzioni, stampa e cittadinanza per il ruolo simbolico dell’isola, il festival ha scelto di guardare indietro per comprendere meglio l’oggi. Lo ha fatto come sempre: accogliendo autrici e autori sull’isola e affidando loro il compito semplice ma profondo di ascoltare il luogo, viverlo per poi restituirlo con parole nuove.

Nato nel 2012 come residenza letteraria, Gita al faro è promosso dall’Associazione per Santo Stefano in Ventotene Onlus, in collaborazione con la Libreria Ultima Spiaggia, con il patrocinio del Comune di Ventotene e della Lega Navale Italiana, e con il supporto di Intesa Sanpaolo. A idearlo e organizzarlo, Francesca Mancini, Laura Pesino e Vania Ribeca, con la direzione artistica di Loredana Lipperini. Ogni anno, scrittrici e scrittori vengono ospitati per qualche giorno sull’isola e chiudono la rassegna leggendo i loro racconti inediti alla luce del faro.
Annalena Benini, Paola Caridi e Wu Ming 1 sono stati i protagonisti dell’edizione 2025. Tre sguardi differenti, uniti da un’urgenza comune: interrogare il presente attraverso le lenti della memoria. Benini, direttrice del Salone del Libro di Torino, ha dedicato il suo racconto a Virginia Woolf, figura simbolica fin dalla nascita del festival. Il suo testo ha messo al centro una donna immobile, confinata in uno spazio privato, e ha riflettuto su attesa, visione e potere trasformativo del pensiero. Caridi, giornalista e studiosa di Medio Oriente, ha scelto un confronto coraggioso: Gaza e Ventotene, la guerra e il confino. Il suo racconto, asciutto e frammentato, ha tessuto un dialogo tra ciò che è stato e ciò che continua a ferire oggi. La storia dell’ergastolo di Santo Stefano nel suo racconto diventa una lente per osservare l’assedio del presente. Wu Ming 1 è tornato a Ventotene con Gli uomini pesce, e nella serata finale ha unito la vicenda di un soldato italiano prigioniero dei nazisti con il mondo letterario di Fabrizia Ramondino, omaggiata con affetto nel corso del festival.














