Associazione per Santo Stefano in Ventotene ODV

La ricerca dell'Associazione: una prima ricognizione del patrimonio archivistico, bibliografico e audiovisivo dell’ex carcere

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La ricerca dell’Associazione: una prima ricognizione del patrimonio archivistico, bibliografico e audiovisivo dell’ex carcere

Foto di Pier Vittorio Buffa

L’ex carcere di Santo Stefano non è soltanto un monumento, ma anche un documento che racconta un pezzo di storia della cultura penitenziaria e custodisce le dolorose testimonianze dei detenuti comuni condannati all’ergastolo e degli oppositori e patrioti che hanno pagato la loro libertà di pensiero. E senza documenti troppo spesso si rischia di perdere la memoria e, con essa, alcuni pezzi di storia. Per questo motivo la nostra Associazione è stata incaricata di svolgere una prima ricognizione del patrimonio archivistico, bibliografico e audiovisivo dell’ex carcere, nell’ambito del Piano di comunicazione e promozione previsto dal Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex ergastolo. Il 3 febbraio 2021, a questo scopo, è stato sottoscritto un contratto tra Invitalia (ente gestore del Cis) e l’Associazione.

La ricerca archivistica realizzata dall’Associazione è stata presentata domenica 10 ottobre durante l’incontro organizzato dall’Archivio di Stato di Latina “Le carte dell’ergastolo di S. Stefano. Lettere delle donne”, realizzato in occasione della “Domenica di Carta”, l’iniziativa promossa dal ministero della Cultura per valorizzare il patrimonio archivistico e librario custodito nelle biblioteche e negli archivi dello Stato. L’evento è stato l’occasione per approfondire gli aspetti storici del sistema carcerario e le modalità di valorizzazione della documentazione. Nel dibattito sono intervenute anche la Commissaria del governo per il recupero dell’ex carcere, Silvia Costa, la direttrice dell’Archivio di Stato di Latina, Marilena Giovannelli, la dirigente del patrimonio archivistico della direzione generale degli archivi del ministero della Cultura, Sabrina Mingarelli, sottolineando l’importanza storica dei documenti analizzati.

Gli obietti della ricerca condotta dalla nostra Associazione

L’attività di ricerca, coordinata da Pier Vittorio Buffa ed Anthony Santilli, ha coinvolto tre ricercatrici – Valeria Fiorelli, Emanuela Lucchetti e Filomena Gargiulo – e si è articolata su diversi piani:

  • la ricognizione delle fonti archivistiche principali sulla storia dell’ex ergastolo di Santo Stefano negli archivi di Stato;
  • l’elaborazione di un database delle persone che sono morte a Santo Stefano;
  • la ricognizione delle fonti a stampa conservate nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma;
  • la raccolta di fonti orali di prima mano riguardanti gli ultimi anni della storia di Santo Stefano;
  • la stesura di dieci storie di detenuti e di vicende svoltesi nell’ex ergastolo.

I contorni del patrimonio culturale – materiale e immateriale – legato alla storia dell’ex ergastolo di Santo Stefano sono ancora oggi difficili da definire. Dalla sua chiusura nel 1965, l’isolotto ha vissuto per anni nell’oblio, salvo rare eccezioni, in cui alcune istituzioni o la stampa hanno tentato di avvicinarsi all’annoso problema del suo recupero. A questa indifferenza si è affiancato un silenzio da parte della storiografia, che solo negli ultimi anni ha ripreso gli studi sulla storia della pena in Italia, coinvolgendo, seppur in maniera frammentaria e disorganica, anche l’ergastolo di Santo Stefano. 

L’attività di ricerca della nostra Associazione può aiutare a capire cosa si sa oggi della storia dell’ergastolo e quali sono le sue fonti. Grazie al lavoro svolto, diverse chiavi di lettura possono oggi essere coltivate sulla base di fondamenta documentali sicuramente più solide. Ma la prossima sfida è quella di acquisire nuove informazioni e punti di vista: non sarà semplice ma si intravede già una possibile strada che prevede lo studio di due tipologie di fonti. Da una parte la documentazione interna all’ex ergastolo, recentemente trasferita dalla Casa circondariale di Cassino all’Archivio di Stato di Latina. Un patrimonio immenso che non è stato ancora possibile valutare pienamente a causa di alcune limitazioni. Dall’altro lato, le fonti orali che rappresentano una miniera ancora tutta da scavare e offrono nuovi punti di vista – spesso divergenti –  rispetto a quelli espressi dalle diverse istituzioni coinvolte. Siamo quindi all’inizio di un percorso, che oggi, a seguito del lavoro portato avanti dalla nostra Associazione, è sicuramente più chiaro e definito. 

Le fonti archivistiche: Napoli, Roma, Latina

La storia molto lunga di questo luogo –  dalla costruzione, progettata dall’architetto Francesco Carpi e terminata nel 1797, alla chiusura del penitenziario nel 1965 – ha comportato una grande dispersione dei documenti. Dalla ricerca è emerso infatti che la cartografia delle fonti archivistiche che riguardano la storia dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano si caratterizza per una collocazione geografica diversificata. La sua costruzione in epoca borbonica, l’utilizzo che ne fu fatto in epoca liberale, poi in epoca fascista, fino al momento della sua chiusura in epoca repubblicana rendono la mappatura delle fonti complessa. I principali archivi di Stato consultati sono stati: l’Archivio di Stato di Napoli, l’Archivio Centrale dello Stato di Roma e l’Archivio di Stato di Latina.

I nomi di chi ha perso la vita a Santo Stefano

Quante persone sono morte sull’isolotto di Santo Stefano? La ricerca della nostra Associazione aveva come obiettivo, tra gli altri, la risposta a questa domanda: i ricercatori hanno digitalizzato i documenti e censito le morti avvenute a Santo Stefano. A questo scopo sono stati visionati e scansionati digitalmente i Registri degli atti di morte del Comune di Ventotene, che include anche il territorio dello stabilimento carcerario di Santo Stefano. I documenti disponibili coprono il periodo che va dal 1818 al 1965 e che comprende tutta l’attività dello stabilimento carcerario, fatta eccezione per i primi 22 anni (1795-1817) L’operazione di scansione digitale è stata effettuata con un fotoriproduttore che è stato messo a disposizione della nostra Associazione dal Centro di Ricerca e documentazione sul confino politico e la detenzione – isole di Ventotene e Santo Stefano. Uno strumento che, se collegato a una workstation, archivia direttamente le immagini, salvando i documenti in alta risoluzione, in formato jpg. Si è lavorato su 148 registri (nello specifico 147 “Registri di Atti di morte” e un “Registro delle nascite”,) per un totale di 2074 pagine digitalizzate. La forma di questo tipo di documenti varia di anno in anno, così come variano leggermente le informazioni – non tutte sempre presenti – riportate sui 1688 atti di morte e digitalizzate in una tabella di lavoro in formato excel: ogni riga contiene i dati relativi a un singolo atto di morte, oltre che il riferimento alla scansione in jpg. 

Le fonti a stampa

La ricerca all’interno della Biblioteca nazionale centrale di Roma (Bncr) sul carcere borbonico di Santo Stefano aveva invece l’obbiettivo di effettuare una prima ricognizione delle fonti a stampa che l’archivio capitolino conserva. Sono tanti e diversi tra loro i documenti che sarebbe utile reperire. Per questo motivo l’Associazione ha scelto di analizzare tre tipologie di fondi e fonti conservati nella Bnc: i riferimenti bibliografici attraverso i due Cataloghi cartacei per soggetto che comprendono gli anni dal 1925 al 1989; le fonti a stampa raccolte nelle Miscellanee; gli articoli di giornale dell’Emeroteca.

Testimonianze dirette

Il valore della testimonianza orale nella ricerca storica è notevole anche se troppo spesso viene tralasciata nei più moderni studi storiografici. I coordinatori della ricerca, riconoscendone l’importanza, hanno voluto inserire alcune testimonianze dirette, raccolte in una serie di interviste della storica Filomena Gargiulo tra il gennaio e il maggio del 2021 che raccolgono altre informazioni relative agli anni ’40, ’50 e ’60, quando il carcere era ancora funzionante e agli anni successivi alla chiusura. Grazie a questa raccolta di colloqui ora conosciamo le famiglie dei coloni che avevano in affitto i terreni privati appartenenti al ventotenese Umberto Taliercio; le attività agricole che svolgevano e il rapporto lavorativo che esisteva fra loro e alcuni detenuti; i rapporti fra la comunità ventotenese e quella di Santo Stefano e il contesto socio-economico-politico delle due isole. In più, ascoltando le fonti dirette, è stato possibile ricostruire alcune informazioni sui laboratori e le attività dei detenuti, sulle evasioni e su tutte le attività ricreative – come il cinema – realizzate negli anni ’50, quando a dirigere il carcere era Eugenio Perucatti, e l’interazione, non finalizzata al solo rapporto lavorativo, che per la prima volta si è avuta con la comunità ventotenese. 

Dieci storie di detenzione

Una storia “ingombrante” come quella dell’ex ergastolo di Santo Stefano ha bisogno anche di una sua narrazione. Per questo motivo, Pier Vittorio Buffa, giornalista, scrittore e fotografo, membro del direttivo dell’Associazione, ha redatto dieci storie di detenzione.  Ciascuna è stata declinata in vari formati (esteso, adatto alla pubblicazione cartacea; sintetico, per il sito; a flash, per i social) utili ad accrescere a livello nazionale l’interesse verso il progetto di recupero in atto a Santo Stefano. Nella raccolta compare la storia di Luigi Settembrini, ricordato come “cronista d’eccezione” per l’ex carcere, di Gaetano Bresci “che aveva sparato al re a Monza il 29 luglio 1900, era stato processato a Milano, condannato all’ergastolo e trasferito a Santo Stefano” e del “detenuto che diventerà presidente” Sandro Pertini. Non vengono raccontate soltanto le vite dei detenuti ma anche alcuni grandi eventi per la storia del penitenziario, come la rivolta del 1943: “Duecento detenuti padroni dell’isolotto di Santo Stefano in Ventotene per quattro giorni: direttore e guardie disarmati, una mitragliatrice sul tetto. Accadde nel novembre del 1943 e a dare il via alla rivolta fu il famoso bandito anarchico Sante Pollastro“. 

Author: Giulia

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