
“Presentare i propri libri non è la cosa più importante. Quello che conta è incontrarsi, parlarsi, guardarsi negli occhi”. Nelle parole di Loredana Lipperini, direttrice artistica di Gita al faro, c’è forse il senso più profondo della quindicesima edizione del festival letterario. Per quattro giorni, dal 17 al 20 giugno, Ventotene è tornata a essere un luogo di storie, ma soprattutto di amicizie e scoperte condivise.
Gli scrittori ospiti – Viola Ardone, Daniela Brogi, Silvia Ferrara, Lucia Tancredi, Dario Voltolini e Wu Ming 2 – sono arrivati sull’isola senza conoscersi davvero. Alcuni avevano letto i libri degli altri, altri no. In pochissimi giorni hanno però costruito una piccola comunità, attraversando insieme luoghi, paesaggi e memorie che da sempre fanno di Ventotene un laboratorio di idee e narrazioni.
La formula di Gita al faro è infatti unica: agli autori non viene chiesto soltanto di presentare il proprio lavoro, come in tante altre occasioni, ma di mettersi in gioco e vivere l’isola. Di percorrerla a piedi e di scoprirla osservandola dal mare, di ascoltarne le storie, di lasciarsi sorprendere. Per questo il programma è andato ben oltre gli appuntamenti ufficiali.
A bordo della barca a vela Piersanti Mattarella, confiscata alla criminalità organizzata e affidata alla Lega Navale Italiana, gli scrittori hanno navigato attorno all’isola. E lo hanno fatto su un’imbarcazione che porta con sé una storia particolare: in passato utilizzata per il traffico di migranti, arrivò a trasportare settantacinque persone sotto coperta durante una traversata dalla Siria alla Puglia. Il viaggio degli scrittori è passato anche per i luoghi della memoria storica: con Anthony Santilli hanno visitato i percorsi del confino politico di Ventotene, mentre Salvatore Schiano di Colella li ha accompagnati all’interno dell’ex ergastolo borbonico di Santo Stefano, al centro dell’importante progetto di recupero e valorizzazione promosso dal governo.
Hanno attraversato celle e cortili, visitato il cimitero dove insieme a centinaia di ergastolani è forse sepolto anche Gaetano Bresci e osservato da vicino un luogo che per oltre un secolo ha custodito storie di reclusione, sofferenza e riscatto. Non sono mancati gli appuntamenti dedicati alla storia civile, attraverso le figure di Giuseppe Di Vittorio ed Eugenio Perucatti, raccontate nei volumi di Michele Colucci e Rosa Cirone: due protagonisti del Novecento che, in modi diversi, hanno incrociato la storia di Ventotene e Santo Stefano e continuano a interrogare il presente sui temi della libertà, dei diritti e della giustizia. Un pomeriggio è stato dedicato a Rachel Carson, la biologa marina che con “Primavera silenziosa” cambiò il modo di guardare al rapporto tra uomo e natura, dimostrando come la scienza possa parlare a tutti quando incontra l’immaginazione e la forza del racconto.
Da questa esperienza sono nati i racconti letti l’ultima serata del festival, alla luce del faro. Storie inedite, scritte sull’isola e dedicate all’isola. C’è chi ha ricordato, sulle note del pianista Matteo Rossi, l’avventura nata da un traghetto sbagliato, scambiando quello per Ponza con quello per Ventotene; chi ha immaginato una possibile permanenza di Virginia Woolf sull’isola; chi ha osservato nei sassi la traccia di scrittori vissuti migliaia di anni fa; chi ha riportato alla luce la vicenda di Adele Bei, confinata politica e poi madre costituente; chi ha seguito le fughe di un anarchico in continuo movimento; e chi si è fermato davanti alla tomba senza nome di un uomo musulmano, interrogandosi sul senso della memoria e dell’identità.
Durante questo percorso hanno avuto luogo anche gli incontri alla “Libreria Ultima Spiaggia”, sotto lo sguardo attento di Fabio Masi, confronti con gli autori che hanno potuto così parlare dei propri libri: Ferrara ha raccontato le isole come laboratori dell’evoluzione umana e culturale, luoghi in cui nascono lingue, scritture e forme di conoscenza nuove (“Il segreto delle isole”); Ardone la storia del piccolo Kostya, un bimbo ucraino, che ci ricorda che ogni figlio nato sulla terra è il figlio di tutte e tutti (“Tanta ancora vita”); con Brogi l’attenzione è tornata sulle figure femminili della Resistenza attraverso la nuova edizione de “L’Agnese va a morire”, mentre Tancredi ha ricostruito le storie di donne che contribuirono alla nascita dell’Unione femminile nazionale, riportando alla luce esperienze spesso dimenticate dalla storia ufficiale (“Ersilia e le altre”); Voltolini ci ha presentato il suo narratore improbabile, (“Il cespuglio”); Wu Ming 2 ha portato “Mensaleri”, una saga storica e sociale che unisce le lotte operaie a elementi magici e fantastici.
La quindicesima edizione di Gita al faro, promossa dall’Associazione per Santo Stefano in Ventotene, da un’idea di Francesca Mancini, Laura Pesino e Vania Ribeca con Lidia Ravera, aveva però un significato speciale anche per un’altra ragione. Dopo mesi di incertezza, il festival è stato realizzato grazie a una campagna di crowdfunding che ha coinvolto decine di sostenitori. Durante la serata conclusiva sono stati letti dal palco, in coro, i nomi di tutte le persone che hanno contribuito a renderlo possibile, trasformando il sostegno economico in un gesto collettivo di appartenenza.
Un modo per ricordare che Gita al faro continua a esistere perché attorno a sé ha costruito una comunità. E per dare appuntamento al prossimo anno, quando il festival tornerà a Ventotene in occasione del centenario del capolavoro di Virginia Woolf, a cui si deve il nome stesso della manifestazione.
Perché, come ha scritto Loredana Lipperini al termine di questi giorni, la letteratura è sì presentare libri ma anche “creare legami, in purezza”. E continuare a farlo in un’isola che da sempre trasforma le storie in incontri.