
Venerdì 10 ottobre, nella Libreria Panisperna 220 a Roma, si è tenuta la presentazione del libro “Io non ho ucciso”. Errori, ingiustizie, persecuzioni – Storie dall’ergastolo di Santo Stefano (Ultima Spiaggia Edizioni) della giornalista Giulia Ciancaglini. Il volume, quarto titolo della collana Novantanove celle curata dall’Associazione per Santo Stefano in Ventotene, è stato al centro di un incontro promosso dalla stessa Associazione e registrato da Radio Radicale, ha offerto al pubblico un intenso momento di riflessione sui temi della giustizia, della memoria e dei diritti umani, attraverso le storie vere di uomini condannati all’ergastolo per delitti mai commessi. Accanto all’autrice il presidente dell’Associazione Guido Garavoglia e Pier Vittorio Buffa.
“È meglio un assassino per strada che un innocente in carcere”. Con questa frase di Eugenio Perucatti, direttore del carcere di Santo Stefano tra il 1952 e il 1960, si apre il volume che vuole restituire voce agli innocenti dimenticati. È un principio etico, prima ancora che giudiziario, che attraversa tutte le pagine del libro e che guida il lavoro di ricerca e testimonianza di Ciancaglini.
“Io non ho ucciso” ricostruisce le storie di sette detenuti che hanno trascorso una parte della loro pena tra le mure dell’ergastolo di Santo Stefano in Ventotene: Giovanni Andrea Addessi, condannato nonostante una confessione postuma lo avesse scagionato; Rocco Pugliese, giovane comunista accusato di un delitto politico che non aveva mai commesso; Luigi Podda, partigiano sardo incarcerato per una strage avvenuta altrove; i fratelli Sacco, perseguitati per la loro opposizione alla mafia; Raoul Ghiani, protagonista del celebre delitto di via Monaci; Carlo Corbisiero, rimasto vent’anni in cella prima che la verità fosse riconosciuta e infine Salvatore Gallo, l’“assassino di un uomo mai morto”, simbolo di un errore giudiziario tanto clamoroso quanto disumano.
Nel corso dell’incontro, Giulia Ciancaglini ha raccontato la genesi del progetto: un lavoro d’inchiesta nato dal confronto con documenti d’archivio, lettere, testimonianze e registri del carcere borbonico di Santo Stefano, l’isola-ergastolo di fronte a Ventotene. Attraverso la scrittura, l’autrice ha restituito umanità e memoria a chi ne era stato privato, intrecciando la storia penale italiana con la storia civile del Paese.