Associazione per Santo Stefano in Ventotene ONLUS
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L’incontro sull’esperienza di Eugenio Perucatti a Santo Stefano. La ministra della Giustizia Cartabia: “La pena deve rieducare, non umiliare”


Per la prima volta un ministro della Giustizia ha visitato l’ex ergastolo: il 26 giugno Marta Cartabia è intervenuta nell’incontro “L’esperienza di Eugenio Perucatti a Santo Stefano: tra passato e presente”, organizzato dalla nostra associazione, e nello stesso giorno è sbarcata su un gommone all’approdo della Marinella, ha camminato lungo la via che porta all’ergastolo, è entrata nel Panopticon e ha ascoltato con attenzione il racconto di Salvatore Schiano di Colella, guida storica del luogo.

La giornata è iniziata alle 10 di mattina, nella sala polivalente Umberto Terracini di Ventotene, con le parole del presidente della nostra associazione Guido Garavoglia, che ha introdotto gli ospiti invitati alla presentazione della riedizione del 2021 del volume di Perucatti “Perché la pena dell’ergastolo deve essere attenuata”, ricordando la sua innovativa esperienza come direttore del penitenziario dal 1952 al 1960, un ventennio prima della riforma dell’ordinamento penitenziario. “Esprimo una grande soddisfazione per questa giornata storica. La prima volta di un ministro della Giustizia a Santo Stefano è un segnale autorevole che testimonia il grande interesse del governo per i contenuti del nostro progetto”, ha detto Silvia Costa, Commissaria straordinaria per il recupero e la valorizzazione dell’ex carcere borbonico.

Marco Ruotolo, prorettore dell’Università degli Studi di Roma Tre, che ha curato la riedizione del testo nell’ambito del Master di diritto penitenziario e costituzione da lui diretto, ha raccontato di quando, in un primo momento, aveva immaginato di affidare proprio a Cartabia, prima della sua nomina a ministro, la prefazione del libro. Il rettore dell’Università di Roma Tre Luca Pietromarchi ha annunciato l’istituzione di un Centro internazionale di ricerche sulla pena, che sarà coordinato dall’ateneo, avrà sede a Santo Stefano e Ventotene e ospiterà studenti italiani e stranieri. “Siamo orgogliosi di poter partecipare a questo processo di trasformazione culturale mettendo a disposizione le competenze di tutti i nostri dipartimenti – ha detto il rettore – Siamo molto soddisfatti anche di questo libro perché leggendolo gli studenti possono capire quante parole si nascondono dietro alla parola giustizia”. Il sindaco di Ventotene, Gerardo Santomauro, ha salutato gli ospiti, la comunità dell’isola e, in particolare, la ministra sottolineando come lei rappresenti le istituzioni “che dovrebbero essere uomini e donne in carne e ossa che provano emozioni e mettono la loro passione a servizio delle cause e delle idee”.

La ministra della Giustizia Marta Cartabia

Poi la parola è passata alla ministra Cartabia, che ha regalato ai presenti una riflessione sulla pena e sull’imperfezione della giustizia.“Vi parlerò di come la mia esperienza si incrocia per molti aspetti con quella di Perucatti”, ha detto. La ministra vede nell’ex direttore uno studioso e allo stesso tempo un uomo pratico, capace di osservare e di comprendere. Leggendo il volume, Cartabia ha notato che si tratta più di una biografia che di un lavoro teorico. “Lo dice lui stesso al lettore quando scrive ‘Parlo dalla improvvisata tribuna dell’uomo pratico di oggi’. Fede, osservazione, cultura e scienza, tutto si unisce in lui”, ha spiegato la ministra. È poi rimasta stupita dall’incrollabile fede di Perucatti nel recupero del detenuto. La Guardasigilli ha citato più di una volta il passaggio del testo “Filtrerà sempre un raggio di sole”, principio di speranza che ha motivato tutte le innovazioni introdotte dall’ex direttore di Santo Stefano in nome dell’articolo 27 della Costituzione che recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

La ministra ha posto poi l’accento sull’attualità del pensiero e dell’opera di Perucatti, in primo luogo nel rapporto con i detenuti leggendo un invito che quest’ultimo faceva agli studiosi e ai giudici: “Occorre vivere tra i carcerati, conoscere la loro vita, non si può dare un numero a un detenuto e chiuderlo in una cella passandogli un piatto di brodaglia, occorre aggiungere a quel piatto un pizzico di umanità e di speranza. Venite nelle carceri, ascoltateli”. Anche oggi, secondo Cartabia, è fondamentale andare di persona nelle carceri perché “chi visita un carcere ne esce trasformato”. Per lei, Perucatti era un uomo pratico e pieno di speranza, ma anche un educatore per vocazione: “Non si può dire che il fatto educativo sia riservato ai fanciulli. L’uomo torna a essere nuovamente suscettibile, da adulto, quando perde gli attributi propri dell’emancipazione, come nel caso dei condannati”. La ministra ha parlato di Perucatti come di un vero precursore nel campo dell’educazione, raccontando di quando si ripromise di scrivere un testo dal titolo ‘Programma penale per il duemila’.

“Il suo intento educativo non si rivolge soltanto ai detenuti ma anche al personale dell’amministrazione penitenziaria e di polizia, che devono essere conosciuti e riconosciuti anche fuori dalle mura del carcere: il pubblico deve sapere che loro amano la loro missione, quello che loro fanno e quello che il carcere è”, spiega Cartabia. Perucatti, come ha ricordato la ministra, scelse di rivolgersi nel suo libro all’opinione pubblica prima ancora che al legislatore “perché il diritto non è mai stabile o assoluto, ma è una conquista perenne perché la coscienza sociale è sempre in movimento”. Una sentenza della Corte Costituzionale del 15 aprile 2021 ha dichiarato l’illegittimità costituzionalmente dell’ergastolo ostativo – introdotto nel 1992 dopo le stragi di Capaci e di Via D’Amelio, con l’obiettivo di punire le condotte mafiose in modo più repressivo – sulla base dell’articolo 27, lo stesso che ha ispirato l’intera opera di Perucatti. “Il suo percorso continua ancora oggi, non è concluso, ci interpella direttamente, offrendoci un metodo fondato sul realismo e una nuova percezione della pena che mentre riabilita il condannato garantisce la sicurezza e non perde di vista il dolore delle vittime. Le leggi non realizzano mai la giustizia assoluta, per questa ragione non dobbiamo smettere di cercare ordinamenti che siano sempre più soddisfacenti”, ha concluso Cartabia.

Silvia Costa, dopo aver ringraziato la ministra per l’“intervento così rigoroso e appassionato” e l’associazione per Santo Stefano in Ventotene per aver organizzato l’incontro, ha citato alcuni dei prossimi passi verso il recupero dell’ex ergastolo: “Presto si terrà il Consiglio dei ministri della Giustizia durante la presidenza italiana del Consiglio d’Europa, credo che sarebbe molto bello se si raccontasse di questo progetto multidisciplinare – ha detto – e proprio il 30 giugno lanceremo il concorso internazionale di progettazione”. La Commissaria ha poi parlato del progetto di approdo all’isola di Santo Stefano: “Oggi arrivare a Santo Stefano è un privilegio di pochi, un rischio per i più. È in corso la valutazione di impatto ambientale (Via), ma per il progetto l’approdo rimane imprescindibile, non possiamo farne a meno”. Costa ha raccontato che nel futuro polo museale dell’isolotto una parte sarà dedicata proprio all’esperienza di Eugenio Perucatti.

Carmelo Cantone, provveditore dell’amministrazione penitenziaria per Lazio, Abruzzo e Molise e direttore penitenziario per 28 anni, ha immaginato tutte le resistenze che Perucatti ha incontrato nel suo percorso per colpa del “colesterolo burocratico”. “Il carcere è tante cose. Molti dopo di lui hanno detto che tutto quello che ha fatto era in realtà semplice e scontato. ‘Organizzare una partita a calcio non è cosa molto difficile’, dicevano. Eppure lui l’ha fatto. Tutti gli altri no”, ha sottolineato Cantone. Pur essendo il direttore, molto spesso Perucatti si è schierato dalla parte dei detenuti. Lucia Castellano, dirigente generale per l’esecuzione penale esterna e la messa alla prova, leggendo il testo ha notato che le sue parole di 60 anni fa ricordano quelle attuali di Mauro Palma, garante dei diritti delle persone private della libertà: “Entrambi guardano i volti, le storie, le persone, nonostante il dolore della realtà carceraria”. Ha salutato i figli di Perucatti presenti all’evento facendo loro una promessa: “Il ponte che lui ha iniziato a costruire, noi lo stiamo percorrendo, anche se con qualche passetto di gambero. Abbiamo introdotto delle misure che permettono ai dirigenti di muoversi più liberamente. L’abbiamo fatto per dare a queste figure l’onere e l’onore di interpretare la legge. Qualcosa che Perucatti aveva chiesto e che ora noi possiamo portare avanti”. Don Gennaro Perucatti, uno dei dieci figli dell’ex direttore, ha riassunto in una frase la vita intera di suo padre: “Lui ha dato la mano, attraverso le sbarre, all’umanità”. E la primogenita Lucia Perucatti con voce commossa ha aggiunto: “Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile tutto questo: è come se nostro padre stesse tornando a Santo Stefano”.

Un ritorno che è in realtà un’operazione storica di conservazione della memoria, come ha spiegato Manfredi Merluzzi, direttore del Dipartimento studi umanistici dell’Università degli Studi Roma Tre: “Quando è che si passa dalla memoria alla storia? Quando c’è un passaggio di testimone, da una generazione che possiede la memoria a una che non la possiede. E a Santo Stefano non possiamo permetterci che non avvenga questo passaggio”.

Marco Ruotolo, prorettore con delega per i rapporti con le scuole, società e istituzioni di Roma Tre, ha aggiunto: “L’entusiasmo della Commissaria è contagioso, ci siamo conosciuti grazie alla storia di Eugenio Perucatti, ma collaboreremo anche su tanti altri fronti. Vorremmo attrarre studenti da tutto il mondo per creare qui una scuola di alti pensieri, per produrre idee da mettere a disposizione delle istituzioni”. Poi il professore ha dato simbolicamente all’opera dell’ex direttore di Santo Stefano un volto: quello di Cosimo Rega, ergastolano, attore della Compagnia Prigionieri dell’Arte della casa di reclusione di Rebibbia, presente all’evento per leggere alcuni passaggi del testo di Perucatti. “Guardando oggi Cosimo Rega si può dire che Perucatti aveva ragione, perché ha ragione la Costituzione, che chiede che la pena sia caratterizzata da umanità”. Lo stesso Rega, dopo l’ultima lettura, ha preso la parola per raccontare la sua vita: “Sono un ergastolano, sono un ex camorrista, ma sarò per sempre un assassino. Ora sono qui perché in carcere ho compreso il male e ho trovato l’umanità: il mio Perucatti è stato Carmelo Cantone, che in carcere mi ha ascoltato. Non date per scontato che chi commette un delitto abbia coscienza di cosa sia il male. Certamente bisogna lavorare durante la reclusione sul rimorso. Più lo spirito si eleva più il rimorso cambia forma. Credo che sia lo spirito di tutti gli ergastolani che vengano ascoltati con umanità”.

Giulia Ciancaglini

Author: Giulia

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