Associazione per Santo Stefano in Ventotene ONLUS

Il convegno a Ventotene sul valore degli archivi. Costa: "Ricostruire la storia di Santo Stefano è parte integrante del progetto di recupero"

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Il convegno a Ventotene sul valore degli archivi. Costa: “Ricostruire la storia di Santo Stefano è parte integrante del progetto di recupero”

La sala polivalente di Ventotene intestata a Terracini ha ospitato oggi (5 giugno 2021) un incontro di studio, organizzato dal Commissario straordinario del governo Silvia Costa, dal titolo esplicito: “Dalla memoria il futuro d’Europa: il ruolo della ricerca storica”. Ed organizzato anche per condividere e valorizzare i primi risultati della ricognizione archivistica sui documenti dell’ex carcere di Santo Stefano. La data scelta non è un caso: coincide con il giorno successivo alla notte degli Archivi, che cade il 4 giugno, e con il compimento di un mese esatto da quando i documenti che raccontano la storia dell’ergastolo sono stati trasferiti dal carcere di Cassino, dove erano stati collocati alla chiusura del carcere avvenuta nel 1965, all’Archivio di Stato di Latina, dove saranno digitalizzati e resi accessibili a tutti i cittadini.

Autorevoli interlocutori hanno preso parte a questa occasione di confronto, organizzata in forma ibrida, sia in presenza che online, divisa in due panel, il primo legato al recupero degli archivi e il secondo mirato a una riflessione sul futuro dell’Europa. Silvia Costa ha precisato da subito l’importanza dei documenti storici: “La ricostruzione della storia dei 170 anni dell’ex ergastolo è parte integrante del progetto a me affidato. Il recupero della memoria è fondamentale per raccontare al mondo intero un pezzo di storia europea e rafforzare la nostra identità comune”. Quei 170 anni non potranno essere ricostruiti studiando esclusivamente le carte che ora si trovano a Latina, per questo motivo all’evento erano invitati rappresentati da diverse città, come Napoli e Roma, in un’ottica di rete per valorizzare i documenti e gli archivi sparsi in sedi diverse e dare così un senso complessivo alla storia dell’ex carcere borbonico.

In apertura i saluti delle istituzioni. Il sindaco di Ventotene Gerardo Santomauro si è definito “moderatamente fiducioso e ottimista” perché la sfida del recupero dell’ex carcere di Santo Stefano è un processo in cui, per la prima volta, “il contenitore viene definito dal contenuto”. Daniele Leodori, vicepresidente della Regione Lazio, ha ricordato come, a distanza di 80 anni, la lezione del Manifesto di Ventotene sia ancora attuale: “Oggi abbiamo l’esigenza di uscire il più rapidamente possibile dall’emergenza pandemica e, nel farlo, dobbiamo cercare di imparare da quella lezione a guardare in prospettiva al futuro, come sognatori”. Poi, la lettura di un messaggio di Valentina Corrado, assessora al Turismo della Regione Lazio: “Il lavoro del  Commissario Costa rappresenta una straordinaria buona pratica di management da cui la classe dirigente del Paese, in procinto di attuare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), dovrebbe attingere a piene mani. E allo stesso modo la legge che riconosce Ventotene come luogo della Memoria risponde all’esigenza di dare voce alle istanze dei cittadini sull’Europa”. Antonio Carannante, assessore alla riqualificazione di Palazzo d’Avalos di Procida, ha sintetizzato in uno slogan l’impegno di recupero messo in atto nella sua città che sarà capitale italiana della Cultura nel 2022: “Si parte dalla memoria per lanciarsi verso il futuro”, raccontando le tappe della riapertura al pubblico dell’ex carcere dopo 30 anni. Per l’assessore esiste “un’empatia quasi naturale tra Santo Stefano e Palazzo d’Avalos” e in entrambi i casi “solo prendendo coscienza del bene, si può fare in modo che il bene stesso venga rigenerato”.

A suggellare lo spirito europeo dell’incontro, un videomessaggio di David Sassoli  che ha detto: “Ventotene e Santo Stefano costituiscono due capisaldi della nostra storia comune, punto di riferimento imprescindibile”. Il presidente del Parlamento europeo ha poi ricordato come, a seguito di un periodo di abbandono e di degrado, il governo italiano insieme alle istituzioni regionali e locali abbia deciso di trasformare il complesso architettonico dell’ex carcere di Santo Stefano in un centro di alta formazione, un polo espositivo e al tempo stesso un luogo di incontro e di scambio per i giovani europei. “Il processo di recupero e di digitalizzazione degli archivi dell’ex carcere assume un significato particolare: permette attraverso la riscoperta di documenti e testimonianze di rafforzare la nostra identità comune. Di questo abbiamo bisogno oggi”, ha aggiunto.

A introdurre i due panel, Dieter Schlenker, direttore dell’archivio storico dell’Unione europea dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze, che ha sottolineato il valore unico di Ventotene per l’Europa di oggi, “non solo perché qui nacque l’idea di una Europa ‘libera e unita’ ma anche per tutti i valori connessi ai diritti umani e alla giustizia che attraversano la storia dolorosa e ancora viva dell’ex carcere di Santo Stefano”. Schlenker ha poi annunciato una futura collaborazione al progetto: “Su queste basi, insieme al Commissario, daremo vita a un partenariato attraverso cui potremo promuovere insieme studi, ricerche e attività di alta formazione, anche nel futuro centro di Santo Stefano”.

Nel primo panel, dal titolo “Le ricerche sul confino e la detenzione a Ventotene e a Santo Stefano”, moderato da Anthony Santilli, direttore dell’archivio storico del Comune di Ventotene, il primo intervento è stato di Gabriele Panizzi, vice presidente dell’Istituto Spinelli, che ha evidenziato la necessità di “non confondere il confino di Ventotene con l’ex carcere di Santo Stefano” e ha offerto ai presenti la sua visione del Manifesto di Ventotene: “Non un sogno ma un progetto politico”. Poi è stato il turno del presidente della nostra Associazione Guido Garavoglia che ha raccontato i risultati del lavoro svolto negli ultimi mesi da Anthony Santilli e Pier Vittorio Buffa: “La ricerca storica su Santo Stefano nel passato è stata carente. La Commissaria Silvia Costa ha assegnato alla nostra associazione il compito di una prima ricognizione archivistica. Abbiamo trovato molto materiale grezzo ma di grande interesse e compilato un database di più di mille e seicento detenuti morti nell’ex ergastolo. Spero che il lavoro della nostra Associazione sugli archivi possa andare avanti di pari passo con il progetto di recupero portato avanti da Costa”. Anna Maria Buzzi, direttrice generale degli archivi del ministero della Cultura, ha detto che “senza documenti archivistici non avremmo storia” e ha sottolineato l’importanza della digitalizzazione: “È un tema che sta molto a cuore al ministro Dario Franceschini: abbiamo digitalizzato già il 41 per cento del patrimonio archivistico, ma c’è molto ancora da fare perché in futuro solo la digitalizzazione potrà evitare il deterioramento delle carte e potrà consentire una migliore fruizione di tutto il materiale”.

A un mese esatto dal trasferimento degli archivi di Santo Stefano dal carcere di Cassino, Marilena Giovannelli, direttrice dell’archivio di Stato di Latina, ha raccontato più nel dettaglio la composizione dei documenti dell’ex ergastolo: “L’archivio copre un arco cronologico molto lungo e, nonostante le numerose lacune riscontrate nelle prime ricognizioni, il materiale è di notevole interesse”. Le carte di Santo Stefano sono arrivate a Latina senza una schema di classificazione ben definito, ma sono state identificate alcune categorie di documenti: “I registri della matricola  dal 1861 al 1915, riordinati e predisposti per la digitalizzazione, e i fascicoli personali dei detenuti, dal 1915 al 1965. Poi è stato rinvenuto un carteggio amministrativo contabile, che conta circa 1800 buste. Con un’analisi a campione, abbiamo scoperto che sono rimaste poche carte dei primi anni del 900, mentre più corposo il carteggio degli anni Trenta”. Gli archivisti di Latina sono rimasti stupiti dal riflesso tangibile sulla sedimentazione delle carte delle misure adottate nei regolamenti penitenziari. Giovannelli ha poi sottolineato il ruolo indispensabile degli Archivi di Stato: “Se oggi siamo qui a parlare di carcerati sull’isola di Santo Stefano è perché gli archivi di Stato hanno attuato in modo normale ed efficace la tutela di quei documenti”. Candida Carrino, direttrice dell’archivio di Stato di Napoli, ha espresso il suo entusiasmo per questo percorso di ricerca e ha detto: “Siamo contenti di collaborare con questa rete perché l’archivio di Stato di Napoli conserva una parte fondamentale per la ricognizione della storia di Santo Stefano. Qui sono custoditi i documenti del 1792 circa che raccontano, passo passo le fasi di costruzione del carcere”. Andrea De Pasquale, direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, ha citato alcuni testi, conservati a Roma, fondamentali per avere un quadro storiografico preciso sulla detenzione e sulla pena: il testo sulle carceri di Gioacchino Belli, le pubblicazioni di Luigi Settembrini sul funzionamento del sistema carcerario e la riflessione sulla pena di Eugenio Perucatti, direttore dell’ex ergastolo di Santo Stefano dal 1952 al 1960.

Raffaella Rizzo, vice presidente dell’associazione La Nuova Europa, ha ricordato poi il valore della memoria anche a scopo didattico, partendo dal progetto, da lei coordinato, della Scuola d’Europa a Ventotene: “Fatta l’Europa bisogna fare gli europei. La memoria dei luoghi è capace di trasmettere quello che i trattati non riusciranno mai a fare”. La direttrice di Digital Library del ministero della Cultura, Laura Moro, ha spiegato in che modo la tecnologia può diventare uno strumento culturale: “La memoria è una facoltà che gli uomini hanno ed esercitano per dare un senso contemporaneo ai lasciti del passato. Non basta digitalizzare i documenti, le azioni di attivazione della memoria devono essere fatte nella comunità. Servono specialisti che raccolgano con metodo le documentazioni, una rete di storici e di mediatori culturali che sappiano attivare le comunità locali e internazionali nel trasformare. Solo così le risorse digitali diventano risorse culturali i cittadini si riappropriano della loro storia”. Renato Di Gregorio, responsabile del progetto Europa del Comune di Ventotene, ha aggiunto un elemento nuovo alla riflessione: “Oltre a sfruttare la tecnologia per far immergere chi arriva a Ventotene nella storia dell’arcipelago, bisogna considerare e valorizzare la memoria collettiva, composta dalle vite di chi ha vissuto all’interno del carcere di Santo Stefano o al confino di Ventotene”. Di Gregorio ha portato gli esempi del Comune di Bergamo, dove Ada Rossi ho conosciuto Ernesto Rossi, di Bomba, città natale del politico e patriota italiano Silvio Spaventa, e del Comune di Carovigno, patria di Salvatore Morelli, scrittore e giornalista, oltre che patriota e uomo politico.

Dopo la proiezione di un video del regista Salvatore Braca che ha raccolto alcune importanti testimonianze, ha preso il via il secondo panel, dal titolo “Diritti umani e Giustizia per il futuro dell’Europa” moderato da Marco Ruotolo, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre, che ha detto: “Personalmente sto portando avanti un progetto per creare un centro studi sulla pena. In quest’ottica abbiamo ripubblicato il volume di Perucatti, che sarà presentato durante il festival letterario Gita al faro, il 26 giugno, alla presenza della ministra Marta Cartabia“. La parola è stata lasciato poi a Giuliano Pisapia, parlamentare europeo, che – dopo aver ringraziato Silvia Costa per lo straordinario impegno messo in campo –  ha sottolineato che il verbo giusto da usare, quando si parla di Europa, è “fare”: “Non dare, non ricevere, ma fare. Solo così si può guardare al futuro con speranza”. Piero Graglia, professore di Storia dell’Integrazione Europea dell’Università di Milano e biografo di Altiero Spinelli, ha evidenziato quanto la battaglia per i diritti sia, oggi come ieri, attuale: “Ricordiamoci che siamo un paese condannato dal consiglio d’Europa per quanto riguarda l’ergastolo ostativo”. Il presidente del consiglio italiano del Movimento europeo Pier Virgilio Dastoli ha fatto riferimento all’appuntamento del 19 giugno per la prima assemblea plenaria a Strasburgo in occasione della Conferenza sul futuro dell’Europa: “Io credo che ci vogliano delle modifiche del trattato. Il Parlamento europeo dovrebbe assumere un ruolo sostanzialmente costituente perché bisogna creare nei giovani una sorta di patriottismo costituzionale. Nel trattato di Lisbona una buona parte della dimensione sociale rimane in mano agli Stati membri nazionali. Anche questo va cambiato: soltanto una federazione europea può garantire il progresso sociale e la pace”.

“Nella mia arroganza credevo di sapere tutto di Santo Stefano e Ventotene, ma non è così. Leggendo per esempio il libro ‘Non volevo morire così’ di Buffa ho scoperto che una delle passioni di Spinelli al confino era allevare polli e conigli. Questa dimensione di vita quotidiana mi mancava e credo abbia un suo valore”, ha detto la senatrice Emma Bonino, ricordando anche la storia di Ursula Hirschmann e Ada Rossi: “Sono state madri della patria, con la loro idea di trafugare il Manifesto di Ventotene per farlo conoscere in tutto Europa, scritto in caratteri molto piccoli e su carta leggera  per paura di essere scoperte”. Tornando alla riflessione europea, Bonino ha detto: “Sono molto preoccupata per questa conferenza sul futuro dell’Europa perché si scontra sul fatto che molti Stati membri hanno già detto che i trattati non si toccano. Dobbiamo cogliere questa opportunità per eliminare l’unanimità e dare potere legislativo al Parlamento europeo”. Poi la parola è passata al più giovane dei partecipanti, Edoardo Simmaco, di Next Gen Forum, ideatore di Eutopia, una rivista internazionale studentesca, con redazioni in Europa e in America: “Vogliamo dare le idee per il futuro di cui saremo protagonisti. A Ventotene, vogliamo realizzare, insieme ad altre associazioni come la fondazione Antonio Megalizzi e Europhonica, dei simposi, dei momenti di incontro e condivisione, in mezzo alla natura, per non dimenticare il rapporto che dobbiamo custodire con  l’ambiente. Per questo motivo, sarà piantato un vigneto sull’isola di Ventotene che, simbolicamente, sarà composto da 80 viti”. Antonio Parenti, capo della rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha concluso l’incontro con queste parole: “Io quando metto insieme Santo Stefano, diritti umani e giustizia non penso al passato al futuro. La nostra forza dell’Europa in futuro dovrà spingere i diritti umani in tutto il mondo. Oggi siamo qui a parlare di un confino, che non esiste più. Ma ne esistono altri, confini mentali, fatti di pregiudizi. Come quello di cui è stato vittima il giovano italiano, promessa del calcio, che si è tolto la vita per il colore della sua pelle. In Italia, nel 2021. Per questo motivo ha senso ancora oggi parlare di diritti senza darli per scontati”.

Giulia Ciancaglini

Author: Giulia

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